SELEZIONE DEL SETTER INGLESE PER LA CACCIA ALLA BECCACCIA

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Società Italiana Setter

 

 

ARCHIVIO PROVE 2007-2008

 

                                LA  MIGRAZIONE

 

 

Il fenomeno migratorio  - negli animali e negli uccelli più in particolare –è indubbiamente un fenomeno complesso e da sempre definito un “mistero”.

Molte sono le vie migratorie sul globo e sono oggetto di ricerca e di monitoraggio anche come mezzo indiretto di controllo dello stato ambientale dei continenti .

 

http://wildlife1.usask.ca/images/EMPRES_Watch_global_flyways.gif

 

Il significato delle migrazioni è comunque semplice : le migrazioni avvengono per salvaguardare la sopravvivenza stagionale delle singole specie e singoli individui , e consentire la riproduzione e conservazione di ogni singola specie.

Il fenomeno è anche messo in relazione alla c.d. “deriva dei continenti” che –nel corso delle varie “ere” – avrebbe spostato l’habitat di molti uccelli , realizzando così una specie di marcatura cromosomica capace di indurre gli uccelli “spostati” a ritornare stagionalmente alle latitudini di origine .

 

 

Catene cromosomiche ( a sin . in uccello )

Da : http://ret007ie.eresmas.net/GENETICA%20DE%20LA%20BECADA/la_necesidad_del_estudio_genetic1.htm

 

 

 

DERIVA dei CONTINENTI

                            

 

ANIMAZIONE a : http://cronologia.leonardo.it/mondo02a.htm

ANIMAZIONE a : http://www.odsn.de/odsn/services/paleomap/animation.html

 

Senso e/o istinto di sopravvivenza e di riproduzione sono quindi elementi biologici essenziali , elementi di  “storia” e di conservazione di ogni singola specie degli uccelli.

I comportamenti conseguenti ( etologia ) sono quindi finalizzati a :

-alimentazione e salute

-sicurezza (capacità di difesa)

-maturità sessuale e riproduzione

-cura ( +/- ) della prole

 

Potremmo dire molto più semplicemente e prosaicamente :

“ pappa – ciccia – sesso “.

 

Per raggiungere questi obbiettivi le varie specie di uccelli si adattano all’ambiente e perseguono gli obbiettivi di vita , e ciò anche in dipendenza della loro collocazione spaziale e nel tempo : così vivono secondo il proprio DNA in parte figlio della “deriva dei continenti “.

A prescindere dal significato “umano” del termine , la “responsabilità” di questo stato di vita è molto forte negli uccelli , e poiché –per molti di essi- la migrazione è l’unico sistema di sopravvivenza , lo stato o condizione temporale e fisica pre-migrazione determina un comportamento ansioso , una sindrome pre-migratoria, definita in Ornitologia “Zugunruhe” . Il termine è creato dalla lingua tedesca : “Zug” per migrazione , “unruhe” per ansietà .  E’ ben rappresentato in questa vignetta , che può riguardare anche molti di noi quando dobbiamo intraprendere un viaggio :

 

                         Ah, zugunruhe!

 

                               Zugunruhe is the need to migrate.

http://www.nytimes.com/2006/04/04/science/04side.html?_r=1&oref=slogin

 

 

 La luce , intensità e durata ,

 

 

 

www.temple.edu

ed il graduale abbassamento della temperatura ed intensità delle piogge

 e le  modificazioni  stagionali dell’ambiente         

 

 

 

 

 

e dei terreni utili all’approvvigionamento alimentare , inducono modificazioni ormonali e metaboliche , peraltro già geneticamente prestabilite .

    Nature’s Pharmacy

 

  

Queste modificazioni stagionali incidono in maniera determinante sulla strutturazione ed attività degli organi riproduttivi.

 

                      Testicoli e Ovaie negli uccelli

 

Tutte queste modificazioni e cambiamenti valgono sia sui territori di nidificazione ( pre-migrazione autunnale o post-nuziale) sia sui territori di svernamento  (pre-migrazione primaverile o pre-nuziale ).

Gli stimoli innati e quelli condizionati dalle modificazioni ambientali innescano meccanismi di cambiamenti corporei :

-         accumulo energetico ed ipertrofia muscolare ,

-         maturazione o spegnimento della maturità sessuale stagionale con relative modificazioni strutturali degli organi endocrini .

 

Il cervello – in modo diverso tra giovani ed adulti , e tra maschi e femmine – subisce l’influsso di queste modificazioni , collegandole allo stato temporale ambientale ( stagioni normali o più o meno ritardate o anticipate ) , ed inoltre per la “responsabilità” genetica che gli compete ( salvaguardia della specie ) , innesca la sindrome ( insieme di sintomi ) pre-migratoria o “Zugunruhe” (ansia del viaggio).

E’ altresì da rilevare che esistono dubbi sulla universalità della “sindrome” in tutti gli uccelli migratori : Piersma e al. – Is there a “migratory sindrome” common to all migrant birds ? – Annals of the NY Acad.Scie. 1046,282-293,2005 –

Non ci risultano studi scientifici consultabili specifici “Zugunruhe” per la beccaccia.

 

Sempre rimanendo nella genericità del fenomeno migratorio , per quanto riguarda il controllo ormonale dei processi migratori, la migrazione autunnale non è androgeno-dipendente , ed almeno in parte è regolata da ormoni tiroidei : ricordiamo che la ghiandola tiroide è dipendente dalle attività “superiori” delle ghiandole endocraniche ,epifisi in particolare ,sensibile alla luce e sue modificazioni temporali.

                

 

Gli ormoni tiroidei hanno capacità di promuovere il metabolismo aerobico dei muscoli per la preparazione al volo migratorio e la secrezione glicocorticoide sarebbe poi più elevata in associazione con lo sforzo da volo.

 

La migrazione primaverile è invece chiaramente dipendente da ormoni androgeni sia nei maschi sia nelle femmine ( maturazione sessuale degli organi riproduttivi ).

Nel periodo di svernamento delle beccacce si verificano le modificazioni maturative degli organi sessuali, così come nel periodo pre-volo autunnale (post-nuziale) si verifica una regressione degli organi sessuali.La maturazione è selettiva in funzione di età e sesso.

Uno studio sulla maturazione sessuale nelle beccacce svernanti ( 564 beccacce in 3 anni) è stato presentato nel 2001 dal Club della Beccaccia Francese : Parrigade M.,Coril F.- Histologie des organes reproducteurs ed endocrinologie chez la Becasse des bois en hivernage –Journ.Sciet.Techn.2001 –http://salah.club.fr/loctscie.html .

 

Ritornando all’esame generale della migrazione , va subito segnalato un aggiornato e completo approfondimento peraltro recentissimo (2007) : Ramenofsky M. e al.-Regulation of Migration – BioScience 57,2,135-142,2007 – www.biosciencemag.org  

Sempre degli stessi Autori è da segnalare : Ramenofsky M. e al.- Behavioral and phsicological conflicts in migrants : the transition  between migration and breeding – Journal of Ornithology 147,135-142,2006 .

 

Il “decision making” della migrazione pre-nuziale è sempre relativa all’avvio e/o conseguimento dei processi di maturità sessuale che servirà al momento dell’arrivo nelle aree di riproduzione .

La flessibilità differenziata comportamentale e maturativa è stata ben studiata anche per le beccacce , perché alcune popolazioni di questi uccelli (Francia,Isole Britanniche) possono essere considerate come sedentarie , mentre altre compiono migrazioni “vere” corte oppure molto lunghe . Le migliori conoscenze sulla specie stanno via via identificando popolazioni quanto meno diverse tra loro per i comportamenti migratori o meno , con relative implicazioni genetiche .

In un certo senso si può pensare che nei ritmi lentissimi del tempo delle Ere biologiche , le beccacce siano predisposte a mutare da uccelli essenzialmente migratori ad uccelli propriamente sedentari  così com’è gia ora per alcune “sacche” di popolazioni che sono di fatto sedentarie o lungo-residenti . D’altra parte sub-specie di beccacce euro-asiatiche  (Azzorre-Canarie) hanno già questi consolidati caratteri di sedentarietà , ed altre specie di beccacce “asiatiche” ( Malesia,SriLanka,Isole Oceaniche, Giappone,Molucche ecc.) sono là stabilmente residenti .

 

    

 

Amami Woodcock ( Scolopax mira -5/10.000 birds)          Isole Amami (Giappone)   

 

E’ altresì evidente che le spinte ad accelerare o ritardare questo possibile processo sono strettamente legate ai cambiamenti climatici ( temperatura,precipitazioni) ed ambientali ( vegetazione,tipo di terreno,cibo) e/o all’ “incapsulamento” in isole .

Lo studio dei cambiamenti e/o della solidità genetica (DNA) di queste popolazioni potrà meglio aiutare a comprendere il fenomeno .

Per ora rimane fermo il concetto che  “ le migrazioni sono soggette ad un ritmo geneticamente programmato , endogeno circannuale che a sua volta è condizionato da differenti fattori esterni . Il più importante di questi è la lunghezza della luce diurna ( photoperiodo) , ma anche altri fattori climatici e meteorologici devono essere considerati “ ( Birds migratory – http://my.ort.org.il/holon/birds/mig2.html ).

 

Altri lavori inerenti anche i possibili cambiamenti di comportamento  sono:

 

-         Bell C.P.- Process in the evolution of bird migration and pattern in avian ecogeography –J.Avian Biol. 31,2,258-265,2000

-         Helm B. e al.- Flexible seasonal timing and migratory behaviour – Max Plank Inst.Ornithologu Audechs,Germany - 2008-03-25

-         Arguedas N. e al. – Seasonal migration and genetic population – The Condor 102,3,517-528,2000

-         Noll P. – Evolution of Bird migration – www.paulnoll.com/Oregon/Birds/migrate-evolution.html

-         Schwalb H. e al. – Endocrine correlates of autumnal behaviour in sedentary and migratory individuals ecc. – The Auk 101,499-507,1984

-         Anonimo  - Evolution of migratory strategies – in “Advances in the study of avian migration” – 2003 – www.zoo.ufl.edu/ajahn/advances.htm

 

Si può quindi ritenere che qualcosa stia cambiando nei comportamenti migratori di molti uccelli , beccaccia inclusa ?

Cambiamenti che hanno comprovata “evidenza” possono essere così elencati :

-         tempo di arrivo dei migratori : alta evidenza di cambiamento

-         tempo di partenza : scarsa evidenza

-         abbreviazione/allungamento della migrazione : qualche evidenza

-         periodo di nidificazione : media evidenza

-         performance di nidificazione : scarsa evidenza

-         incremento/decremento delle popolazioni : scarsa evidenza

-         distribuzione più a Nord o a Sud : scarsa evidenza.

 

Segnaliamo un “sito” sul Web dove esiste un’ampia documentazione didattica circa i cambiamenti migratori relazionati all’ambiente . Sono presenti anche numerose animazioni in Yutube , ed in particolare una riguardante la deriva dei continenti :

BIO 554-754 – Ornithology –BIRD BIOGEOGRAPHY II - people.eku.edu/ritchisong/birdbiogeography2.html

 

A parte gli elementi di commento che abbiamo esposto in termini di aggiornamento (2008) , riteniamo doveroso sottolineare che l’analisi più completa del fenomeno “migrazione della beccaccia” può ben essere consultata nella monografia di Silvio Spanò  (“Il punto sulla beccaccia “ -ediz.Olimpia 1993 ) dove sono riportate anche alcune considerazioni di Ettore Garavini ( Beccacce e Beccacciai- ediz.Olimpia 1978 ). Molti dettagli ed approfondimenti di Spanò sono focalizzati sulla migrazione in Italia e si articolano su comportamento,fattori endogeni ( ciclo ormonale,età,sesso,regione d’origine,peso ) e fattori esogeni ( fasi lunari,venti,temperatura,pressione atmosferica , fattori geomorfologici) , analisi della migrazione autunnale,lo svernamento,la migrazione primaverile . Tutto , come già detto, è principalmente focalizzato sulla nostra Penisola .

 

                       

 

Molti elementi di analisi – ripetiamo condotta da Spanò con dovizia di particolari – sono basati sui risultati dell’inanellamento , quale unica metodologia scientifica con capacità documentali circa origine e vie di migrazione .Purtroppo non si può non rilevare la pochezza del significato statistico , come è appunto riportato da Spanò : in Europa circa 10.000 beccacce inanellate sino al 1975 ( oltre 30 anni fa’) e di queste 29 (0,3%) riprese in Italia .Ricordiamo che la popolazione Europea + Russia è stimata 15 milioni. Abbiamo già detto che però i dati da inanellamento sono gli unici scientificamente validi , elaborati a loro volta da specifiche metodologie scientifiche .

Un lavoro esaustivo sui risultati dell’inanellamento nei vai Paesi è quello di

Fadat C.,Gossmann F.,Spanò S. – L’inanellamento della beccaccia a scopo di Studio e di gestione : le esperienze francesi e la missione “Italia” -   Il cui testo per esteso è consultabile on-line a  www.scolopaxrusticola.com/italia/studi2_shtml  .

 

Il lavoro di molti decenni di inanellamento è condensato nella ormai vecchia ma classica   monografia Bykhovskii B.E. – Bird Migrations : ecological and physiological factors – Edizione Inglese – JohnWiley & sons – NY-1973  : è il lavoro che riporta l’esperienza pluridecennale della stazione ornitologica di Rybachi ( Kaliningrad-Russia) sul Mar Baltico . Nel 1973 su un totale di circa 200 beccacce inanellate , 5 (cinque) erano state catturate in Francia W e NW . 

Gli uccelli catturati con l’anello sono sempre pochi per dare assolute certezze statistiche

 

 

  .   

Abbattimenti personali  dell’Autore;un altro abbattimentopersonale  (Islay,Scozia)riguarda un’Oca Faccia-bianca(Barnacle Goose) inanellata in Groenlandia 20 anni prima (nido).

 

Affronteremo di nuovo questo argomento , prendendo coscienza delle più moderne tecnologie e metodologie conseguenti .

 

“Migration of Birds” – Lincoln F.C.(1935)  è un testo monografico di assoluto valore scientifico – pur geograficamente rapportato al Continente Americano – ed è consultabile on-line aggiornato da Zimmerman J.L. (1998) prodotto da US.Dept.of the Inter.-Fishing & Wildlife Service  .

 

L’indice del lavoro monografico costituisce una organica guida allo studio delle migrazioni , beccaccia inclusa . Riteniamo opportuno riportarlo integralmente :

 

Table of Contents

Consultabile a : http://www.npwrc.usgs.gov/resource/birds/migratio/index.htm

 

Di alcuni di questi Capitoli facciamo breve approfondimento .

 

-         Stimoli : modificazioni dei centri nervosi dell’ipotalamo

 

      

http://openlearn.open.ac.uk/file.php/2817/S324_2_033i.jpg

 

 

che controllano il senso di fame e di sazietà in modo che gli uccelli mangiano di più (40%) , accumulano grasso e quindi energia in quantità utili a consentire voli lunghi .Durata della luce diurna legata alla latitudine (fotoperiodo primaverile) e crescita della vegetazione sono fattori determinanti per il volo primaverile . Esiste un’ipotesi interpretativa di questo stimolo , molto più avanzata : questo stimolo già al momento del volo primaverile innescherebbe il timer per la partenza del volo autunnale .

 

-         Tempistica : numerose specie di uccelli anche molto piccoli migrano di notte .

Osservazioni con radar hanno dimostrato che la migrazione notturna inizia circa un’ora dopo il tramonto , ha il suo massimo poco prima di mezzanotte,declina avvicinandosi l’alba . Vi sono anche vari fattori che spiegano il perchè del volo notturno per alcune specie . Fermandosi in sosta (stopover) già all’alba hanno tutto il giorno per programmarsi a mangiare (reintegrare le riserve energetiche) ed alternativamente riposare.Lo sforzo di volo migratorio genera calore : la migrazione notturna consente di mantenere la giusta temperatura corporea e volare più a lungo .

 

-         Velocità : in genere tra 20-50 miglia orarie . Più sono grandi più sono veloci. (La beccaccia si ristiene possa volare a 40-60Km/h sec.Spanò) . Sfruttano il vento di coda anche per risparmiare energia.Anche la temperatura (isoterme 16°) per alcuni uccelli (es.oche) condiziona la velocità.

-         Altitudine : varia molto ma in genere il volo più alto determina molti vantaggi come miglior termoregolazione,superamento di barriere fisiche o atmosferiche (nubi,nebbia),controllo visivo ampio  del territorio . In genere uccelli migratori notturni volano più alti.Molti uccelli sul mare volano a 50-150 metri , ma per la maggior parte si ritiene che volino tra 500-800 m . In genere le beccacce che entrano dal mare si ritrovano sulle prime catene montuose a queste altezze , così come quelle che sorvolano le pianure ucraine e turche giungono sui primi monti di Bulgaria  e Grecia ad un’altitudine intorno a 700-800 m.

-         Orientamento e navigazione : gli uccelli devono apprendere il modo per localizzare le aree di svernamento e nidificazione (le loro mete) per poter navigare verso queste aree ma “non hanno idea di quello che stanno apprendendo “ . Le esperienze con inanellamento ( ricatture per più anni ) dimostrano che alcune specie apprendono la capacità di localizzare i tradizionali luoghi di sosta durnate il volo migratorio , ma come riescono a far questo rimane un mistero .Si afferma che gli uccelli hanno innato il senso della direzione che devono prendere , senso che è nel DNA , ed analogamente sono geneticamente programmati a percorrere ben precise distanze. Per navigare si servono anche  della conoscenza dei luoghi già sorvolati in passato , ma questo vale solo per gli adulti. Per gli uccelli a migrazione notturna la scelta della direzione da prendere avverrebbe al tramonto quando i  loro recettori selezionerebbero gli stimoli luminosi provenienti dalla penetrazione nell’atmosfera della luce del sole che scende dietro il profilo degli alberi del bosco .     

 

La gamma della luce polarizzata nel cielo della sera sarebbe determinante

per la direzione da prendere poi per la migrazione notturna che inizia circa un’ora dopo il tramonto e raggiunge il suo massimo verso la mezzanotte.

Successivamente l’imprinting stellare dell’emisfero celeste

 

                     

                              

 con più stelle e non con solo la stella polare ,consentirebbe la prolungata navigazione notturna  ( Emlen S.T. – Decision-making by nocturnal bird migrants:the integration of multiple cues – Proc.XVII Intern.Ornit.Congress 17,558-560,1980 )

L’integrazione di altri fattori è poi essenziale come appunto la risposta sensitiva dei pigmenti visivi alla energia elettromagnetica che l’uccello rileva dal naturale campo magnetico terrestre  variante durante il cambio di latitudine in volo , e che costituisce la base dell’orientamento geomagnetico .

               rappresentazioni campo magn.

 

-         Condizioni del tempo e Venti : in Primavera il vento da Sud è determinante per l’inizio del volo di ritorno ai quartieri di nidificazione a Nord .

                                

La circolazione dei venti intorno alle aree di alte e basse pressioni influenza notevolmente la migrazioni .

 

 

Durante l’Autunno i migliori “passi” di migratori notturni si verificano il giorno dopo il passaggio di un fronte freddo con venti da Nord , caduta della temperatura,

rialzo della pressione atmosferica,cielo chiaro.

Quando la direzione dei venti diventa variabile ,la velocità del vento decresce è l’alta pressione atmosferica è dominante : questo è tempo per fermarsi e mangiare.

 

-         Vie migratorie : viene rimarcato che il sistema d’inanellamento indica nulla di più che il luogo d’inanellamento e quello di ripresa ( Infatti già dai primi esperimenti su beccacce “spagnole” con Radiotracking Satellitare si sono viste, letteralmente viste, deviazioni così sorprendenti tali da poter inficiare tutte le conoscenze sinora acquisite sulle vie migratorie -2007-2008 – ndA).

Esistono considerevoli diversità di direzione e di movimenti tra popolazioni nidificanti in un’area , tra specie diverse e tra singoli individui di una stessa popolazione .

   rif.beccacce

Per molte specie la via di andata (discesa) e ritorno (risalita) differiscono tra

loro – anche in dipendenza della orografia che diversamente si articola ( autunno- primavera ) con la prevalenza dei venti – e spesso si disegnano come un ansa od ellisse .

 

 

In Italia alcuni dati da inanellamento ( Castelporziano – INFS -2007) sembrano indicare che le beccacce svernanti nelle aree di costa tirrenica , scendono in autunno attraversando Adriatico ed Appennino a vari livelli di latitudine e poi volando a Sud , risalgono a Nord in Primavera lungo il versante occidentale dell’Appennino e più a Nord s’indirizzano verso Slovenia,Ungheria,Bielorussia.

(ndA).

 

-         Prospettive di ricerca : si può dire che oggi il “mistero” della migrazione è stato in buona parte esplorato,compreso e spiegato. Molto è stato anche scientificamente provato per quanto riguarda i meccanismi migratori.

La conoscenza più approfondita è evolutiva ed essenziale anche in funzione del monitoraggio e prevenzione di eventuali malattie dell’uomo ( influenza aviaria)

trasmesse da uccelli migratori e nocivi per il mondo animale e vegetale

 

 

 virus Influenza Aviaria  

 

Applicare queste conoscenze alla salvaguardia delle specie e dei loro ambienti è oggi un dovere anche per i cacciatori.

La migrazione degli uccelli può anche essere considerata una “cartina di tornasole” per valutare lo stato di salute dell’ambiente .

 

 

Tutto quanto sopra riportato in termini di citazione e sintesi è stato aggiornato , capitolo per capitolo , per il testo on-line di riferimento : “Migration of Birds” – Lincoln F.C.(1935)-Zimermann J.L (1998) – Consultabile a : http://www.npwrc.usgs.gov/resource/birds/migratio/index.htm

 

La nostra “prosaica” sintesi rimane comunque “pappa-ciccia-sesso”.

      

                                   *****          *****        *****

 

 

A questo punto avendo acquisito una certa base conoscitiva , aggiornata , sulle generalità e su  alcuni dettagli del fenomeno Migrazione , è opportuno ritornare al nostro obbiettivo : Migrazione della Beccaccia in ITALIA 

 

Abbiamo già detto delle importanti monografie presenti nella Letteratura venatoria Italiana ( Garavini,Califano,Celano,Spanò ) : ne terremo conto seguendo alcune linee guida presenti in queste monografie , peraltro tutte abbastanza datate rispetto all’evolversi della Ricerca.

 

Ora ci sembra opportuno riferire il nuovo : i lavori scientifici,pur settoriali,apparsi recentemente ad opera di Ricercatori Italiani .

 

Uno dei più recenti lavori sembra una base inportante per introdurci nel tema “quali popolazioni di beccacce ( diversi territori di origine ) e per quali vie migratorie arrivano in Italia ? “

Insomma “ da dove vengono le nostre beccacce ? “

Il lavoro –recentissimo 2007 – è di Memoli A.,Papetti D. ( Dipartimento di Scienze e Tecnologia Ambientali Forestali – Università di Firenze ) Indagini preliminari sulla variabilità genetica della beccaccia (Solopax Rusticola) – Giornale Italia Forestale Montana IFM 2,118-128,2007 . La ricerca è finalizzata a valutare livelli di variabilità del DNA per definire l’appartenenza a determinati gruppi in transito in Italia . In precedenza (1997) un lavoro di Burlando B.,Arillo A.,Spanò S.,Machetti M.- A study of genetic variability in populations of the European woodcock by random amplication of polymorphic DNA – Ital.J.Zoology 63,31-36,1996   aveva svolto analoga indagine genetica su diverse popolazioni europee di beccacce , ed ancora successivamente Arillo A.e al .in “La Regina del Bosco” –Giornale CIB- XXIII ,47,39,2000  , per evidenziare il gruppo di appartenenza di individui catturati in varie località italiane ed estere.

Rispetto a questi precedenti lavori , Memoli e Papetti hanno usato una diversa metodologia d’identificazione con l’analisi di sequenze del genoma mitocondriale (mDNA) , un genoma che probabilmente ha più di 400 milioni di anni e viene trasmesso solo per via materna .

 

  

Gli Autori  - per quanto riguarda le mappe migratorie in Italia e relativi origini delle beccacce – si riferiscono purtroppo a mappature ed indicazioni troppo vecchie per avere un pieno significato scientifico ( Ghigi 1947,Garavini 1978) .

L’indagine genetica condotta su 161 beccacce reperite in Toscana,Calabria,Sardegna ha comunque il pregio di una rigidità scientifica specifica che si riflette sulla complessità delle interpretazioni dei risultati. Secondo gli AA.l’indagine si presta a valutare il deterioramento degli habitat necessari per le beccacce in transito (stopover). La conclusione degli AA. è che in Italia (Centro,Sud,Sardegna) il “volo migratorio viene realizzato da individui appartenenti a popolazioni molto simili” e quindi verosimilmente di provenienza dagli stessi territori di nascita . Analoghe conclusioni sono state riportate da Spanò (Convegno ARCICACCIA “ La beccaccia oggi :tra caccia e conservazione,tra passione e ricerca” – Città di Castello(Pg) 15.03.2008) : lo studio di DNA su beccacce , lascia rilevare che nella nostra Penisola transitano beccacce appartenenti a popolazioni geneticamente molto simili tra loro , mentre invece esistono standardizzate differenze autoctone per le beccacce che dalla Russia migrano in Turchia .

Rimanendo nell’ambito di studi atti a valutare il possibile deterioramento dell’habitat di sosta e di svernamento, è da segnalare il lavoro di  Carpenè E.,Andreani G. ( Sez.Biochimica Univ.Bologna) – Distribuzione di alcuni elementi traccia in tessuti di beccaccia 1995-1996 – Tesi di Laurea di Andreani G.- Univ.Bologna- “ Produzione di metallotienina ed accumulazione di Cadmio a livello di rene di beccaccia “  www.scolopaxrusticola.com

Lo studio  - e questa è una metodologia che ci sembra di particolare valore comparativo – si avvale di prelievi di lombrichi (zone di pastura) poi esaminati per evidenziare la presenza di possibili sostanze tossiche . Nei reni di beccacce adulte il Cadmio è presente in concentrazioni maggiori che non in altri selvatici (fagiano) ma comunque non è imputabile di effetti patologici evidenti .

 

 

 

http://www.scielo.org.ve/img/fbpe/ic/v47n3/art02img11.gif

 

 Il Cadmio è contenuto nei fertilizzanti a base di fosfati .  

 

Livelli di cadmio in sedimenti terrosi.

Il monitoraggio del Cadmio nei tessuti di beccaccia può essere indicatore dell’inquinamento ambientale .

 

 

ISTITUTO NAZIONALE FAUNA SELVATICA

Dobbiamo ora sottolineare e riconoscere tutto l’eccellente lavoro svolto per diversi anni dal Gruppo di Ricerca INFS che grazie alla collaborazione con la Tenuta Presidenziale di Castelporziano

  

 

ha potuto svolgere  - per la prima volta in Italia – ricerche dedicate alle beccacce , realizzandole in termini strettamente e lodevolmente scientifici.

E’ quindi molto preoccupante pensare che l’attuale crisi del INFS ( Commissariamento 2007) , legata ad enormi problemi economici , possa interrompere una linea di ricerca già impostata e con risultati molto importanti per definire la condizione “Beccaccia” in Italia .

 

Un primo lavoro è datato 2001 :Aradis A. e al.-Monitoraggio della beccaccia (Solopax Rusticola)svernante in un’area del Centro Italia (1993-2000)- Avocetta 25,44,2001 .

Il seguito (2001-2005) di questa ricerca “ Winter survival of Eurasian Woodcock in Centre Italy” è stato pubblicato nel 2005 . In questo lavoro viene scientificamente introdotto il metodo del radiotrakking ( su 68 uccelli ) per seguire in loco ( Tenuta di Castelporziano – Roma ) i movimenti ed il comportamento delle beccacce presenti da Novembre a Febbraio . Il monitoraggio è stato meticolosamente continuo . La metodologia di studio per la raccolta e l’analisi dei dati rilevati è piuttosto complessa , come si evidenzia per molte Tabelle , ma offre quindi una rigida scientificità , quale è richiesta per confrontarsi con analoghi studi ornitologici sulla beccaccia che da più anni vengono svolti in Francia,Inghilterra,Svezia,Finlandia,Bielorussia e Russia.

E’ di fatto la prima volta che questo avviene in Italia.

Questo studio che si svolge nel periodo e località “protetta” di svernamento , evidenzia che i soggetti giovani in area protetta non avrebbero sopravvivenza più bassa rispetto agli adulti , come invece ( Tavecchia e al. 2002) è stato rilevato in Francia.Da questo studio INFS  - e da altre attività di osservazione promosse anche da Spanò S. (Istituto Zoologia Univ.Genova) è partita una cospicua azione d’inanellamento che ha prodotto risultati notevoli.Quindi costituisce una base più che autorevole per lo studio proprio della “migrazione” in Italia .

L’approccio scientifico ai risultati dell’inanellamento era già ben svillupato ed evidente nella monografia di Spanò ( Il punto sulla beccaccia – Ed.Olimpia – Firenze 1998 )

Anche se i riferimenti che fa Spanò alle conclusioni “migratorie” di Garavini (1978) appaiono un po’ troppo datate .Spanò riporta anche i primi dati del lavoro di ricerca in corso dell’INFS (1997).

Spanò , analizzando le catture in Italia di uccelli inanellati all’estero si limita a sottolineare una graduatoria di provenienza Finlandia 45%,Paesi Baltici 37%,Centro Europeo 21%, ma nello stesso tempo evidenzia che questa graduatoria non è realistica perché se nei suddetti Paesi è alta l’attività d’inanellamento ,non è così –almeno nei decenni passati- in Russia che rappresenta il più grande bacino di nidificazione . In un certo senso con questa sottile critica si evidenziano i limiti degli studi basati sull’inanellamento . L’interpretazione di questi dati può aver generato falsi convincimenti sulle modalità di “passo” in Italia , anche se poi –almeno per quanto riguarda la mappatura delle vie migratorie – la cartina riportata a pag.148 della monografia “Beccaccia” di Califano ( I ed.1971) risulta molto realistica per i cacciatori esperti e per il loro empirico immaginifico.

I dati ed i grafici relativi al “passo” così come rilevati dall’osservazione venatoria (Appennino Ligure 1965-1991) e raccolti da Spanò testimoniano quante variabili e quanti influssi “esterni” propri di più fattori migratori esistono , e come questi possono ben riflettersi in una più approfondita analisi della migrazione “storica” della beccaccia in Italia .

Quanto sia costante questa attenzione di Spanò alle problematiche del “passo” lo dimostra il suo ultimo articolo “Beccacce : questo strano passo 2007”-  www.giornaledellabeccaccia.it -  9,1-2,febbraio 2008 . Spanò ,Presidente del Club della Beccaccia,rileva “ le anomalie generate dalla siccità estiva nella zona della Russia Centrale” : in Italia nel 2007 si è verificata una distribuzione anomala “con zone prive di beccacce a fronte di alte presenze altrove “.

Ci sembra che anche questi ultimi rilievi sottolineano quanto sia necessario un più organico e continuativo programma di ricerca scientifica , finalizzato all’Italia come Paese di prevalente transito migratorio.

 

Il più importante passo avanti in questa direzione di “ricerca” continuativa in Italia , è di certo il già segnalato lavoro dell’INFS.

La “summa” più recente di questa ricerca è :

Aradis A. e al. – La Beccaccia (Scolopax Rusticola)nella Tenuta Presidenziale di Castel Porziano – Vol. Ministero Politiche Agricole e Forestali- Istituto Nazionale Fauna Selvatica X.I-XX.2006

Disponibile in pdf a :  http://www.infs.it/index.php?option=com_content&task=view&id=30&Itemid=68

 

Sarebbe riduttivo esporre in sintesi gli elementi trattati (2006) nei vari Capitoli di questo Testo. Riteniamo che chiunque in Italia voglia approfondire le sue conoscenze sulla beccaccia in Italia , debba necessariamente leggere e rileggere tutte le argomentazioni esposta dagli Autori , e che sono espressione di un duro e rigido lavoro scientifico protratto per più anni .

 

I Capitoli in INDICE sono :

- Tassonomia e stato della beccaccia

- Note morfologiche

- Biologia riproduttiva

- Alimentazione

- Ecologia

- Migrazione e svernamento

- La beccaccia in Italia

- Area di studio : la Tenuta di Castelporziano,il clima,la vegetazione,la fauna

- I metodi del Progetto :le catture e l’inanellamento , la telemetria

- I risultati :la consistenza numerica e la fenologia della specie,la morfometria.le          origini delle popolazioni,l’area vitale,l’habitat,il comportamento,il tasso di sopravvivenza della specie.

- Conclusioni

- Bibliografia

 

Come già indicato il Testo è disponibile per esteso on-line .

Vorremmo aggiungere che –al momento- la sua collocazione di reperibilità sui motori di ricerca del Web , è poca,quasi nulla, e quindi è riduttiva rispetto al grande valore scientifico , anche solo conoscitivo, che va assegnato a questo lavoro .

 

Ci prendiamo quindi la libertà di criticare fortemente il modo con cui si affronta il problema “migrazione beccaccia” nella pubblicistica venatoria in Italia : non è per noi ammissibile che il numero di “Speciali Olimpia-Beccaccia” edito il 3 Ottobre 2007 e ricco di contributi di vari articolisti “specializzati” , ignori completamente questo lavoro INFS , nemmeno accennando ai reali dati scientifici ottenuti in Italia . Se vi sono “specialisti” che affrontano il problema – pur su pubblicazione non scientifica – è difficile pensare che non fossero a conoscenza del lavoro INFS : perché lo hanno ignorato ?

Analogamente ,nulla di questo lavoro INFS e di questi Autori (inclusi i lavori precedenti al 2007) è riportato nel Testo “Bibliografia sulla Beccaccia” , pur edito nel 2007,a cura del Centro Studi Storici Caccia e Falconeria , con presentazione del Presidente dell’Associazione Beccaciai d’Italia : opera “fortemente voluta dal responsabile regionale per la Puglia di “Beccacciai d’Italia” in occasione del Convegno Internazionale sulla Beccaccia tenutosi a Lecce il 20.5.2007 ….. la “puntigliosa” ricerca delle bibliografie ….. ecco ci sembra tutto men che puntigliosa .

La citazione del lavoro INFS è invece ben presente nell’aggiornamento di Spanò S. in prefazione al Volume “Bibliografia Italiana sulla Beccaccia” di Basso R.,Ediz.Ruberti,Mestre,2006.

 

Ritornando ora al nostro obbiettivo “migrazione Italia” alcuni elementi interessanti –se pur nei limiti quantitativi del metodo “ringing”- possono essere tratti ancora dal lavoro INFS : per meglio orientarci sull’identificazione delle rotte di transito sull’Italia ci siamo permessi di spulciare tra i dati e le date delle catture sugli uccelli (1087 beccacce dal 1999 al 2004) inanellati a Castelporziano.

Premettiamo ancora per completezza le mappe “Scolopax Rusticola”

 

 


 

prodotte da  Dobrynina I.N. e Kharitonov S.F. – The Russian Waterbird migration Atlas :temporal variation in migration routes – Waterbirds around the World – www.jncc.gov.uk/worldwaterbirds

 

La evidente comparazione delle mappe – ovviamente da considerare nei limiti dell’entità degli inanellamenti durante un mezzo secolo –dimostra l’evidenza della rotta Baltica ( Russia-area SanPietroburgo – Francia Nord.Occ.costa Atlantica) nei vari decenni : 1951-60,1961-70,1971-80 (più documentativi per Nord Italia),1981-90 Questa ultima mappa appare particolarmente significativa : si rileva una quasi assoluta esclusività delle rotte NE-SW tutte al di sopra della catena Alpina.Per questo decennio sono inclusi anche numerosi inanellamenti effettuati in Russia Centrale e Bielorussia.

Di queste mappe la partecipazione Italia è quasi insignificante : 1 cattura (51-60),0 catture(61-70),4 catture (71-80),2 catture (81-90) per un totale di 7 (4,6%) su 150 catture globali in Europa.

 

Nella esperienza di Castelporziano , svolta in periodo di svernamento ma con quasi certa parziale sovrapposizione di beccacce in stopover di migrazione più a Sud – SudOvest, sono state inanellate 1087 beccacce in 6 anni delle quali 112 autoricatturate vive in loco . Altre beccacce invece abbattute sono state 50 (4,5%)in Italia e  23(2,1%) all’Estero . Su questa base i ricercatori INFS hanno evidenziato una supposta linea migratoria che da Roma passa nel Nord dei Balcani e termina (A/R) nella Russia Centrale . Forse potrà apparire scorretto – e ci scusiamo dell’invadenza in un lavoro altrui – ma abbiamo cercato di spulciare un po’ tra i dati del INFS : 1 cattura è riferibile ad un’iniziale volo di ritorno primaverile (31.1.94 Umbertide-Umbria),1 cattura è riferibile ad una beccaccia giovane che nel secondo svernamento anziché ritornare a Castelporziano è migrata più a Sud in Sila ( ma potrebbe anche essere che al momento dell’inanellamento fosse in stopover sulla via della Sila già al primo inverno) ; 6/50 catture sono tutte riferibili ad uccelli che con il volo primaverile sono ritornati alle aree di nidificazione ( verosimilmente Centro Russia) e nel primo o successivi voli di discesa autunnale sono stati abbattuti in Italia sulla fascia di territorio ad Est della catena Appenninica ( da Forlì a Bari).

42/50 sono stati catturati ,anche questi nei voli autunnali di discesa,nella fascia di territorio ad Ovest della catena Appenninica .

Si potrebbero quindi ipotizzare conferme alle due linee migratorie ,già presenti nelle mappe di Celano , che da Nord scendono lungo i due versanti appenninici ,con attraversamenti Est-Ovest a varie latitudini . La linea “Adriatica” lascerebbe presupporre l’eventuale attraversamento diretto (ampio raggio) del mare dai Balcani all’Italia ; la linea “tirrenica” indicherebbe una più consistente “entratura”  a Sud delle Alpi dal Centro-Europa e Nord –Balcani attraversando le Venezie e la Valle Padana o l’Appennino ( entratura nordica dell’Adriatico) a vario livello di latitudine prima di scendere poi più decisamente Nord-Sud lungo il lato Ovest dell’Appennino.Questa linea “tirrenica” sembrerebbe la linea prevalente (42/50) per la sosta di stopover o vero svernamento sino al Sud Italia e Sicilia .

Analizzando invece le catture “Estere” 17/23 (73,9%) sono tutte catture venatorie nel volo primaverile pre-nuziale e tutte indicano (almeno per il volo Sud-Ovest// Nord-Est ) un cono direzionale che attraversa il Nord dei Balcani.

Questa analisi è comunque una goccia , pur importante , nel mare magnum dei movimenti di una supposta stimata popolazione Europea di 15 milioni di beccacce : 1087 inanellamenti equivalgono al 0,007%, e 73 catture equivalgono al 0,0004%.Questa nostra valutazione , certamente dilettantistica, vuole essere solo un po’ bonariamente provocatoria sullo stato di ricerca per le migrazioni , e vedremo in seguito perché.

L’altro aspetto ,estremamente importante, dello studio INFS è relativo alle condizioni di habitat e relativi movimenti delle beccacce : l’approccio scientifico e relativa metodologia dovrebbe essere trasferita ,almeno in termini di campionatura, sui territori esclusivi di “puro” transito ( zone di “buttata”).

Rimarchiamo ancora la necessità per ogni ricercatore e cacciatore   - realmente interessato ad approfondire lo stato della beccaccia in Italia -  consulti , legga e rilegga,il lavoro INFS di Arianna Aradis,Giuseppe Landucci,Pier Franco Ruda,Stefano Taddei,Fernando Spina ( 2006 ).

 

Abbiamo quindi sinora esplorato molte risultanze scientifiche in buona parte relative alla “pura” migrazione di “passo” sull’Italia .

 

Rimangono molte zone d’ombra per comprendere la prevalenza o meno di vie privilegiate , e se così sono perché , e perché variano o sono variate temporaneamente o definitivamente . Così come rimangono non compiutamente esplorati due settori fondamentali :

-         l’<origine> ( popolazione,habitat territoriale climatico e stagionale )

-         l’<arrivo> ( scelta differenziata del luogo di svernamento , habitat, pressione venatoria e comunque umana,tempistica d’arrivo e di partenza).

Molte iniziative , forse troppe e scoordinate, sono in corso per le attività delle Associazioni dedicate alla beccaccia ( rimandiamo ai siti web )e per le attività di alcuni settori istituzionali ( INFS,Ministeri,Regioni,Parchi,Province,ATC,Comunità Montane,Istituti Universitari)

La necessità di una metodologia di ricerca ,uniforme e scientificamente coordinata, è stata sottolineata nelle conclusioni del lavoro INFS : non si può non essere d’accordo e quindi bisognerebbe che quanti hanno a cuore la “cultura” della beccaccia ( in primis la cultura della caccia alla beccaccia) si adoperino per contrastare la frammentazione –inaccettabile- di questa cultura .

Come impostare questa metodologia ? Molte indicazioni già oggi ci vengono dai pochi Ricercatori Italiani che in questi ultimi anni si sono interessati del settore.

Noi possiamo solo suggerire di tener molto conto  di quanto emerge dai più recenti contributi scientifici Internazionali , e nello stesso tempo fare equilibratamente emergere il contributo che la caccia offre –come sempre ha fatto- alla ricerca sulla beccaccia . Questi contributi Internazionali sono numerosi . Già alcuni mesi fa’ avevamo condotto una ricerca e review bibliografica : ne  riportiamo alcuni stralci .

Review personale Dicembre 2007

 

Alcuni elementi di trattazione di questa nostra precedente rassegna , potranno risultare ripetitivi del Testo attuale , ma potranno altresì anche servire a rimarcare alcuni aspetti importanti della cultura della beccaccia .

 

 “   La maggior parte degli studi sulla biologia della beccaccia sono svolti nelle

aree di svernamento e di riproduzione : le modalità di ricerca stanno evolvendo

rapidamente e gli approfondimenti valutativi spaziano su vari aspetti della

biologia della specie europea .

Gli studi sulle migrazioni della beccaccia sono ancora totalmente affidati ai

risultati dell’inanellamento : i numeri appaiono inevitabilmente esigui (

qualche migliaio) rispetto ai milioni e milioni della stimata popolazione

europea…………….

 

Se la “caccia” è da sempre imputata di essere causa principale , se non

assoluta,  dei rischi di declino della specie , è certamente innegabile che

moltissimi dati concreti “demoscopici”  e di census realistico derivano

esclusivamente dalla caccia e dalla “cultura” dei cacciatori e conseguenti

implicazioni di ricerca e di protezione .

 Esiste una caccia permanente se pur stagionale nei Paesi di svernamento (

Francia in particolare , Turchia,Iran,Marocco ) e di riproduzione ( Russia ,

Bielorussia in particolare ) , nonché in Paesi  di relativa

migrazione/svernamento/riproduzione (Francia, Inghilterra,Irlanda) , e Paesi di

principale transito migratorio ( Balcani,Italia,Grecia e nel Nord Europa costa del Mar Baltico e Danimarca ).

 

Cerchiamo di prendere coscienza di alcuni dati “venatori”  recentissimi che

riguardano Russia,Francia,Danimarca .

 

In Russia annualmente sono incarnierate circa 200.000 beccacce .In Russia per

maggior tradizione ed opportunità la pressione venatoria viene esercitata in

Primavera (roding) con l’uccisione di 140-150.000 maschi , mentre in

Autunno-Inverno ( caccia con il cane e/o aspetto serale : in Russia sono censiti

8.800 cani da ferma e 8.500 spaniels) i capi abbattuti , maschi e femmine , sono

40-50.000 (Blokhin Y.Y. e coll. 2003-2006 . Il monitoraggio ( Servizio di Stato

Gosokhotutchet ) è accuratamente svolto a partire dal 1996 . Data la varia

latitudine dei territori provinciali in Russia esistono importanti variabili

geografiche di calendario venatorio : la caccia primaverile si svolge dai primi

di Aprile a tutto Maggio,  la caccia autunnale non è consentita in molte regioni

ed in alcune la caccia alla beccaccia è totalmente chiusa per tutto l’anno .

Nelle aree di migrazione,sosta e/o svernamento ( più a sud , vicine a Crimea e

Mar Nero ) la caccia è consentita sino al 31 Dicembre . La maggior

concentrazione e relativo carniere ( 5.100 capi annuali) si verifica nella

Regione di Sverdlovsk (Urali). La media di carniere per ogni licenza di caccia è

0,7-1,2 con  picchi regionali sino a 4,6 .  Nell’area Centrale della Russia in

Primavera/Estate la media degli abbattimenti è di 90.000 annuali (20.000

nell’area di Mosca ) , quasi la metà del “totale 200.000” della Russia Europea

inclusi gli Urali .

I dati riportati hanno validazione scientifica : bisogna però notare che

intuitivamente non sembrerebbero allineati alle “stime” globali Europee che

riportano un “carniere annuale” di 3-4 milioni di beccacce uccise in Europa ed

1,200.000 nella sola caccia invernale in Francia ,( Duriez O. e coll.- 2006) .

Le popolazioni Europee nidificanti e svernanti , specie in Francia, sono

comunque ritenute “stabili”  durante gli ultimi 15 anni (Ferrand  Y. -2001 ).

 

In Francia l’approccio venatorio alla ricerca applicata è molto più ricco di

dettagli metodologici .

Ciò è forse dovuto alla gestione verticistica e statale della caccia grazie ad

una Istituzione para-statale ( Office national de la chasse e de la faune

sauvage . ONCFS ) che , oltre all’integrazione con gli Istituti Universitari e

di ricerca scientifica ,  comunque si collega ai contributi associativi dei

cacciatori e  -per quanto riguarda la beccaccia – lo storico Club de la Becasse

.

Abbiamo già citato il dato di stima di oltre 1 milione di abbattimenti annui in

Francia , pur correlato all’altro dato che comunque le popolazioni ( nidificanti

, migranti ) rimangono stabili . L’introduzione di alcuni “indici” , a valenza

“cruda” o più propriamente statistica , ha consentito approfondimenti di

conoscenza sulla biologia della beccaccia , a tutt’oggi troppo spesso affidata

all’anedottica venatoria ed al “sapere” di tradizione .

L’ ICA è l’ “hunting index of abundance”  riferito al numero di beccacce viste

durante una cacciata di 3 ore e mezza.Oltre mille cacciatori francesi hanno

utilizzato questo ICA per gli studi applicati  in periodi limitati (10 giorni),e

mensilmente e/o stagionalmente o annualmente . Su questa base sono possibili

documentati approfondimenti circa i movimenti invernali e/o la vera migrazione ,

relazionati alle condizioni meteo o più largamente climatiche .

   L’ICA valutato per 10 anni non

evidenzia rischi per lo stato di salute delle popolazioni delle beccacce .

Molto più sofisticato e di non sempre facile applicazione , oltrechè costoso e

dispendioso di energie e risorse, è l’utilizzo della tele-radio-manometria .

Attualmente l’indirizzo è via satellite

 

 

 

ma il maggior utilizzo (più economico) sinora è stato con sistema locale sul territorio con

impianto di micro-ricetrasmittente , che comunque in una vasta area di riserva

(protezione) e di caccia in Bretagna nel Nord-ovest  è stato applicato nel

monitoraggio di 98 beccacce per tre inverni consecutivi (1999-2002) dal 1

Dicembre al 20 Febbraio : il 71% dei soggetti adulti ed il 54% dei giovani è

sopravissuto alla pressione venatoria . La non-sopravvivenza  è comunque legata

anche alla predazione , principalmente le volpi  : lo studio ha evidenziato che

caccia e predazione sono sullo stesso piano . Per quanto riguarda i soggetti

giovani la mortalità è più   alta (44%) così come anche per gli adulti (22%) nei

territori a caccia aperta rispetto a quelli chiusi : simulazioni statistiche di

crescita e sopravvivenza virtuale hanno confermato la validità di aree di

rispetto  ( Duriez O. e coll. 2003-2006) .

In Danimarca ( Clausager I. – 2003-2006) l’analisi dei dati venatori raccolti è

principalmente riferita alla migrazione , poiché le popolazioni nidificanti e

svernanti sono molto piccole,ed è anche un’analisi temporalmente molto lunga

poiché parte dal 1970 , considerando anche che la caccia primaverile è stata

bandita a partire dal 1972 . I cacciatori danesi preferiscono cacciare con il

cane da ferma , ed anche per questo il modello danese è vicino alla condizione

“Italia”.Il carniere “migratorio” dei cacciatori danesi ( la Danimarca è un

Paese piccolo)  è comunque pesante ( tra 24.500 e 34.000 capi annualmente nella

esclusiva caccia autunnale ) se rapportato ai 50.000 capi autunnali e 200.000

totali in Russia.

 

Dati scientifici sulle  “migrazioni” sono affidati quasi esclusivamente ai

risultati dell’inanellamento e quindi numericamente limitati . Non abbiamo

trovato studi scientifici su larga scala basati sul DNA delle popolazioni

Eurasiatiche , e nemmeno  basati sull’identificazione dei parassiti esterni

(piume,cute,orifizi)  ed interni (vie aeree,polmoni,apparato digerente,organi

parenchimali) che possono significare  l’origine di un uccello migrante ( per

esempio esistono studi in tal senso sulla migrazione del Gruccione Europeo) .

Abbiamo riportato all’inizio le mappe migratorie derivate dall’inanellamento per

4 decenni .

L’analisi in Russia su 2817 beccacce inanellate e 333 ricatture ( 1994-2001 aree

di S.Pietroburgo e Mosca ) ha dimostrato che rispettivamente il 47.3% e 57.3%  

sono ritrovate in Francia , il 25.7% e 9.7% in Russia  ,il 9.5 % e 8.6% in

Italia (Bauthian I.e coll. – 2003 ) . Il collegamento di studio con i

ricercatori francesi ( Julliard R. -2003) ha permesso di confermare due linee

migratorie principali tra Finlandia-Scandinavia attraverso il mar del Nord  sino

in Francia , e l’altra dalla Russia Occidentale  attraverso i Paesi Baltici e 

l’Europa Centrale .La popolazione Finno-Scandinava sembrerebbe in diminuzione (

Sixth European Woodcock and Snipe Workshop – Novembre 2003- Wetlands

International Woodcock -2006 updated  published ).

Pur dovendosi apprezzare la scientificità delle analisi e delle

elaborazioni/proiezioni/stime anche negli anni più recenti , è evidente che la

base di ricerca è costituita da qualche migliaio  di anelli rispetto ad una

popolazione “volante” di circa 15 milioni di beccacce .

 

Le ricerche nelle aree di svernamento offrono comunque importanti dati che

collimano con le conoscenze tradizionali intuitive circa i movimenti delle

beccacce  rispetto alle condizioni climatiche-meteorologiche , all’habitat ed in

particolare all’offerta alimentare ( vermi) del terreno .

L’interesse dei cacciatori Italiani  circa i movimenti autunnali- invernali

delle Beccacce trova molti elementi di conferma e di risposta nelle ricerche più

recenti .

Il freddo condiziona fortemente le attività alimentari delle beccacce ,

incidendo sulla “perforabilità” del terreno e sulla presenza dei vermi a portata

di becco : nei quartieri di svernamento temporaneo o definitivo le beccacce non

escludono escursioni alimentari su territori più vivibili. Il monitoraggio delle

attività notturne anche con tele-radiometria ha evidenziato che –in condizioni

particolari del terreno nel sottobosco- le beccacce possono decidere di rimanere

nel bosco anche di notte per più giorni ( Duriez O.e coll.-2006) prima di

decidere in altri giorni di uscire dal bosco per le pasture notturne. Altrimenti

in condizioni più estreme di non-vivibilità dell’area possono decidere di

spostarsi in altre aree più affidabili  o lontane anche decine o centinaia di

kilometri  : ad esempio zone costiere od insulari . Poi in dipendenza del

periodo stagionale e dello stato ormonale d’impulso al ritorno possono decidere

di rientrare nell’area di sosta invernale primitiva anche in anticipo sui tempi

stagionali sulle rotte di ritorno : è questo un aspetto di sub-migrazione od

erratismo a fisarmonica che necessita di approfondimenti scientifici . Per ora

comunque  lo studio delle attività notturne durante lo svernamento si è rivelato

importante per meglio comprendere le strategie di sopravvivenza ( foraggiamento

alimentare e consumo di energie ) : l’indice di attività notturna (IAN)

comparato con gli indici ICP ( abbattimento) e ICA ( osservazione visiva o

acustica) ha fornito molte indicazioni . Sono state verificate fluttuazioni

annuali d’incremento o decremento dello IAN , ma negli ultimi 7 anni i test

statistici hanno dimostrato un incremento costante .Il monitoraggio di questi

indici ha indotto modificazioni di calendario e restrizioni venatorie

territoriali e stagionali in Francia ( Ferrand Y.e coll.-2006). Questo

monitoraggio nel corso degli anni 1990-2001 ha riguardato diverse migliaia di

beccacce ( 3.932 – 14.986) attraverso 1.100 siti di osservazione in 75

dipartimenti territoriali di svernamento .

Lo studio del territorio ( clima,tipologia della vegetazione,temperatura esterna

e del terreno,venti,campionatura dei vermi per quantità e caratteristiche di

potenzialità alimentare quale biomassa dei vermi ,studio fisico-chimico

dell’humus e dei terreni ) rapportato alle attività diurne e notturne delle

beccacce in svernamento , potendosi anche valutare indirettamente (IAN ed altri

indici) i dispendi energetici e di termoregolazione ,ha dato indicazioni sulle

preferenze di scelta della beccaccia che sverna . Molto verosimilmente può

essere così anche per le beccacce in transito migratorio con sosta breve o

prolungata . Sono stati definiti ( Duriez O. e coll. 2006) tre tipi di

comportamento su spazi più o meno grandi nell’area territoriale : alcune

beccacce rimangono a muoversi in un area tra 300-650 metri ma sempre lì ( uso

UNICO) , altre si spostano in altri siti per un certo periodo poi ritornano a

vivere il sito primitivo ( categoria SUCCESSIVO ) ed altre ancora cambiano via

via i siti di vita ,irregolarmente, e con distanze varie ed anche notevoli (

categoria ALTERNATIVE). Per le attività diurne – su 108 beccacce monitorate – il

48%è nella categoria ALTERNATIVE , il 34% nella categoria UNICO , il 18% rientra

nel SUCCESSIVO  , per le attività notturne il 62% è nella categoria ALTERNATIVE

, il 33% nella categoria UNICO ed il 5% nella categoria SUCCESSIVO .Molto

importante rilevare che nessuna beccaccia ,per tre inverni consecutivi, ha

abbandonato la zona di studio .

E’ indubbio che l’analisi di tutti questi dati scientifici , variamente

rapportati tra loro, appare complessa e non sempre facilmente comprensibile a

molti . E’ certo però che è questa la strada scientifica per comprendere quanto

le modificazioni climatiche e dell’habitat , sinteticamente inserite nel

semplice rapporto “ricerca del mangiare – difesa dalla predazione (caccia

inclusa)”, possono modificare consistentemente e/o definitivamente le rotte

migratorie e le scelte di zone di riproduzione e di svernamento .

In tal senso riguardante le variazioni delle rotte migratorie sono state

condotte di recente analisi statistiche su molte migliaia di uccelli (di varie

specie d’acqua) inanellati in Russia nell’ultimo mezzo secolo , e l’analisi ha

riguardato in particolare anche la beccaccia ( Dobrynina I.N. e coll. -2006 ).

Le distanze di percorso migratorio – pur dovendosi considerare molte variabili

temporali – sono andate progressivamente allungandosi nei decenni : 1950-60 per

23 controlli – 1519 KM  contro  1980-1990 per 67 controlli – 2300 Km.. Questo

incremento è stato analogo sulle rotte Nord-Sud e sulle rotte Est-Ovest . Da

questo stesso studio emerge però una realtà ,tuttora non ben studiata e

documentata, che riguarda movimenti definiti chiaramente “non-migratori” :

questi movimenti sono tipici nella tarda estate , ma anche in autunno tardivo

verificandosi  quasi sempre su rotta “primaverile” in direzione di risalita

verso Nord,Nord-Est,Est . Le correlazioni climatiche e meteorologiche

riguardanti le condizioni di habitat , sembrano molto importanti nel

determinismo di questi movimenti “non-migratori” .

Sempre in relazione a questi movimenti e relative strategie di sopravvivenza ,

sono molto importanti gli studi anche recentissimi ( Boos M. e coll. – 2005 ) ,

condotti anche in collaborazione con i cacciatori, e che riguardano la risposta

strettamente corporea  alle condizioni prolungate di “gelo” . L’analisi si è

finalizzata a misurare il consumo energetico e le capacità di adattamento in

loco ( durata del “gelo” nell’area in precedenza scelta per lo svernamento ) 

per un periodo medio di 6.5  giorni ( per lo più nel periodo Dicembre-Febbraio )

e/o capacità di intraprendere voli anche molto lunghi di sub-migrazione di

sopravvivenza (da 50 a 750 Km) : il 35-57% di beccacce svernanti  avrebbe scelto

questa via di fuga per “gelo” prolungato o “previsto” tale , ma si rileva che

circa la metà delle beccacce svernanti rimane nell’area scelta per svernare .

Più importante che non le proteine sarebbe l’accumulo di grassi (lipidi) e

l’alimentazione delle beccacce all’inizio del periodo di migrazione  si

orienterebbe  a creare questa riserva energetica . Appare evidente quanto

sarebbero importanti studi atti a valutare il consumo energetico e le capacità

di riserva alimentare nelle aree di sosta più o meno prolungata durante il volo

di “vera” migrazione .

 

A codicillo di questa revisione di bibliografia recente e strettamente

scientifica riportiamo alcuni dati di osservazione “empirica” personale .

Comportamento della beccaccia nelle zone di svernamento : sulla costa turca in

faccia alla Crimea possono verificarsi “calate” strettamente dipendenti da

ondate di freddo . E’ noto e documentato in visione diretta sulla costa che

molte beccacce giungono direttamente dalla Crimea anche in Gennaio inoltrato ,

tornando poi in Crimea subito al termine del periodo di gelo . Le “calate” sono

comunque integrate dalla discesa di molte beccacce aqquarteriate in altitudine

medio alta sui monti e colline per alcune centinaia di chilometri di entroterra 

parallelo alla costa del Mar Nero , e spinte in basso dalla neve .Le

concentrazioni si verificano nei boschi cedui delle zone paludose o agricole

della costa  sino anche alle  dune cespugliate retro-spiagge .Tre elementi sono

poi determinanti nella frequentazione delle zone agricole limitrofe a boschi per

lo più non molto ampi : la pastorizia brada , le coltivazioni di cavoli (o

similari vegetali a foglia larga) che si estendono per chilometri e che coprono

il terreno prevenendo il gelo e lasciandolo perforabile ,le vaste coltivazioni

di nocciole che creano un humus particolare . Nell’area è presente un notevole

contingente di predatori alati notturni (molti gufi) e diurni che condizionano

le attività di movimento delle beccacce . Certamente l’area costiera che corre

dalla Georgia sino al Bosforo accoglie in inverno qualche milione di beccacce .

In Iran ( costa del Mar Caspio , Ramsar) le maggiori concentrazioni si hanno in

Febbraio . Difficile comprendere gli spostamenti in loco dove il grado di

umidità elevata è permanente , e dove i boschi cedui si alternano a risaie :

questi spostamenti di frequentazione di molte beccacce sono improvvisi ogni

due-tre giorni in aree vicine e molto ristrette per lo più in zone collinari e

di valli in altitudine. Molto importante è il comportamento di difesa in

sottoboschi ricchi di estesi roveti molto intricati dove –anche in piccoli

gruppetti ( 4-5 beccacce in due metri quadri)- le beccacce si rifugiano di

giorno ed anche di notte per la presenza massiccia di numerosissimi branchi di

sciacalli . Notevole l’attività di bracconaggio con lacci nelle marcite di

pastura .

Non abbiamo dati scientifici di supporto a queste osservazioni personali .

 

Infine alcune osservazioni locali nell’entroterra dell’Appennino Marchigiano

negli ultimi due anni : le zone classiche di “buttata” in altitudine medio-alta

sono state di fatto abbandonate dalle beccacce in migrazione che per lo più qui

arrivavano dopo la traversata dell’Adriatico o sulla rotta di discesa da

Nord-Est .E’ per questo che in molti cacciatori locali si va consolidando

l’impressione che la specie sia in inarrestabile declino .

 

Concludendo questa disamina sulla bibliografia strettamente scientifica

reperibile dal 2000 ad oggi (2008) , non possiamo non rilevare come  per quanto

riguarda Anatomia e Fisiologia della beccaccia non si trovano Testi aggiornati ,

in particolare per quanto riguarda la Fisiologia , che non il Libro – non

strettamente scientifico - di Matteo Califano  “ Beccaccia

:morfologia,biologia,abitudini,caccia “ ( Editoriale Olimpia , Firenze ) la cui

prima edizione è del 1971 e l’ultima del 1978 , almeno per quanto è di nostra

conoscenza in Italia .

 

Rimandiamo ad una successiva analisi quanto può emergere da una puntigliosa

ricerca sul Web , collegando a questa anche gli elementi che possono emergere

dai siti delle tre Associazioni beccacciaie in Italia . Di certo però va

rimarcato quanto affermato all’inizio : la Penisola Italiana è un privilegiato

potenziale “laboratorio” di ricerca sulla Migrazione  , tuttora non sfruttato .

Senza voler entrare nei dettagli , anche polemici, della realtà associativa

Italiana ( analoga più globalmente a tutto il settore “caccia”) viene da

domandarsi se non sarebbe più utile azzerare  queste divisioni e concentrare

energie e sforzi in un unico Gruppo e/o Consorzio Nazionale di RICERCA

affidandone la gestione ad Istituti Universitari opportunamente identificati ,

trovando comunque soluzioni di salvaguardia per le autonomie associative . La

pianificazione di un’eventuale ricerca satellitare potrebbe costituire un

concreto punto d’incontro. “

 

Rimarchiamo quanto già espresso all’inizio di questa “precedente” rassegna bibliografica :

molti elementi potranno apparire ripetitivi di parti del Testo attuale, che qui riprendiamo.

 

 

Da questa nostra prima disamina sulla bibliografia esclusivamente scientifica e recente  - così come avevamo anticipato – possiamo trarre elementi di approfondimento utili a raccordarsi ad eventuali metodi di ricerca sulla migrazione “pura” e aree di sosta temporanea in Italia.

In seguito proveremo ad esprimere – con umiltà dilettantistica – un qualche contributo progettuale

 

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
                                                             

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