HABITAT –
Alimentazione
La prima
attenzione riguarda ora l’ habitat .
Ed anche per
questo vale sempre “ pappa-ciccia – (e dopo) sesso “
Secondo la
definizione di Aradis A. e al. (2006) “ per habitat si intende il
tipo di area in cui ricade l’ “home range” e che rende utilizzabili
tutte le risorse necessarie agli individui in almeno una fase del
ciclo vitale “ . “ L’ “home range” o “area vitale” contiene,per
definizione,tutte le caratteristiche idonee alla specie per
sopravvivere durante le diverse fasi del ciclo biologico”
Certamente la
“migrazione” è una di queste fasi che risente della fatica di
viaggio , della necessità di rifornirsi di energie,delle condizioni
meteorologiche contingenti o prevedibili (dall’uccello stesso),
della possibilità ambientale di difendersi dai predatori (uomo
incluso),della conoscenza innata di quanta distanza manca ancora per
il punto d’arrivo ( area di svernamento all’andata,area di
riproduzione al ritorno).
La buona
condizione dell’habitat nel luogo scelto per sostare poco o molto, è
quindi essenziale per proseguire i viaggio nelle migliori condizioni
possibili. Il luogo viene scelto “in relazione al tipo di
vegetazione , alle variabili del terreno (tipologie dell’humus) ed
abbondanza del principale alimento (vermi).”
Quindi la
scelta (memoria visiva per gli adulti e/o olfatto <??>) del luogo di
sosta ed habitat relativo deve consentire una buona “pappa” per
mantenere una buona “ciccia” (trofismo corporeo) e – nel volo di
ritorno- preparare buone condizioni per le attività riproduttive
cioè “sesso”.( Chernetsov N.S. e al.-
Optimal stopover decisions of migrating birds under variable
stopover quality:model predictions and field data – Journal of
General Biology 65,3,211-217,2004).
I luoghi di
sosta devono dimostrare caratteristiche adeguate a quanto sopra :
aree boschive
(bosco misto con copertura sempreverde) con radure interne o
praterie contigue,cespugliati,suolo umido,ricchezza di lombrichi e
larve,aree di pastorizia,e probabilmente anche aree sicure (zone di
rispetto venatorio e memoria degli uccelli). Di certo nelle zone di
“entratura”migratoria gioca un suo ruolo anche l’altitudine , il
riparo dai venti contrari e/o da quelli freddi,la presenza di
predatori (memoria,caratteristiche ambientali)la facilità di potersi
ambientare per il tempo più o meno breve necessario al rifornimento
energetico, e forse altri fattori misteriosi che non sapremo mai.
Le esperienze
di vecchi cacciatori evidenziano che comunque ogni beccaccia può
essere diversa da un'altra (giovane o vecchia non conta) poiché
l’uccello ha “ una forte individualità nella modalità di utilizzo
dell’habitat “ (Aradis A. e al.) anche nelle zone di sosta
temporanea .Bisogna poi ricordarsi anche il vecchio detto di
cacciatori “cercala anche dove non ti aspetteresti mai di trovarla”.
Un recentissimo
lavoro (2007) di ricercatori Americani (Thogmartin W.E. e
al.-Modeling and mapping abundance of American Woodcock across the
Midwestern and Northeastern U.S. – Journal of Wildlife management
71,176-183,2007) evidenzia le
correlazioni tra condizioni evolutive delle vegetazioni dei
territori di sosta (in particolare aree cespugliate) alla base della
ricchezza di cibo (vermi) ed abbondanza di beccacce . Su questa base
si possono identificare modelli di abbondanza a vari livelli ( anche
in termini predittivi) calati su determinate mappature territoriali
(anche satellitari) e relativo habitat.
Queste
proiezioni del rapporto “vegetazione-habitat per beccaccia” sono
anche più genericamente rilevabili sugli Atti di
Scientific Programme Optimality in Bird Migration – Final Conference
– “Migration in the life-history of birds” February 2005 ,
Wilhelmshaven,Germany – Bairlein F.: “ Climate Change and Migratory
Birds” . Qui l’analisi che si
focalizza sui vari aspetti climatici stagionali e decennali ,
richiama l’attenzione sulle mappature territoriali viste anche in
funzione di un indice specifico definito “ Normalized Difference
Vegetation Index – NDVI “ e quindi viene valorizzato il rapporto tra
“vegetazione” e “ habitat” specifico per uccelli migratori ,
localizzandolo in aree di nidificazione,aree di sosta
migratoria,aree di svernamento considerate secondo le stagioni di
viaggio andata/ritorno .
E’ evidente che
le condizioni climatiche dell’Europa in genere - dipendenti da
quella che ormai viene definita una fase di “tropicalizzazione” a
latitudini sempre più alte – influiscono in maniera determinante
sullo sviluppo della vegetazione , ed ancora più a monte sul livello
a più strati di umidificazione del terreno dove sono presenti i
vermi : ciò vale di più –in negativo – per le aree di nidificazione
, e sempre meno –in positivo- scendendo di latitudine ( vie di
migrazione ed aree di svernamento) ; ciò vale anche variando la
longitudine ad Ovest (aree di svernamento lungo la Costa Atlantica ,
più umida).
Il rapporto tra
clima e migrazione è particolarmente approfondito nel lavoro :
Zalakevicius M. – Bird
Migration and the climate : a review of the studies conducted in
Lithuania in the context of climate change – Acta Zool.Lithuania
11,2,200-218,2001.
L’importanza
dei cambiamenti climatici incidenti sulle migrazioni degli uccelli
(beccaccia inclusa) studiati in un’area Baltica di particolare
rilevanza e concentrazione migratoria , viene analizzata nel sopra
citato lavoro e tutti i dettagli appaiono rigidamente scientifici
.In particolare vengono stigmatizzati i rapporti tra i cambiamenti
stagionali di “temperatura” e di “pressione atmosferica” e “il
momento” d’inizio del volo migratorio ( beccaccia inclusa –
pag.212).
Dobbiamo anche
ricordare che la “tropicalizzazione” di regioni c.d. “temperate”
comporta l’insorgere più frequente di fenomeni meteorologici
violenti (sequenze di temporali,tempeste di vento e/o trombe
d’aria,piogge torrenziali,grandinate,cicloni ) che in ogni stagione
possono danneggiare l’habitat o cogliere le popolazioni di uccelli
migratori proprio durante i loro spostamenti ( o prima durante il
delicato periodo di nidificazione), decimandole .Inoltre anche in
presenza di temporanee piogge torrenziali , più o meno localizzate o
diffuse,queste non realizzano un graduale assorbimento d’acqua da
parte del terreno , ma lo danneggiano in superficie e nei vari
strati ; l’evenuale verificarsi di piogge acide è un’ulteriore
aggravante . Per contro ed in antitesi ( leggi tropicalizzazione)
ciò vale anche per i danni da siccità prolungata e da insolazione
non filtrata ( desertificazione).
Per tutti
questi motivi il danno è massimo per la vita vegetale (NDVI) e di
conseguenza (effetto “eco”) per la vita animale.
La biodiversità
vegetale è quindi colpita,e sappiamo che la biodiversità vegetale
influisce moltissimo per le scelte di sosta della beccaccia,anche
nelle fasi di migrazione.
Come anche
rilevato in Italia nelle ultime stagioni venatorie,le beccacce si
trovano sempre meno nelle grandi aree boschive così dette di
“buttata” (versanti montani e vallivi appenninici) e sempre di più
frequentano fiumi,fossi,pantani,laghetti dove le condizioni di
permanente umidificazione del terreno limitrofo facilitano lo
sviluppo della biodiversità vegetale ( Bairlein F. 2005).
Queste
osservazioni -che necessitano comunque di più approfondita
validazione scientifica sull’asse “
umidificazione-vegetazione-vermi-beccaccia” – sembrano quindi
spiegare meglio il verificarsi di accentramenti delle beccacce in
determinate aree e di abbandono per altre , sia nelle fasi di
“sedentarietà” sia in quelle di “sosta migratoria” (Thogmartin W.E.
e al. 2007) :il maggiore imputato di danno alla specie sarebbe
quindi il clima con i suoi cambiamenti (Bairlein F. – 2005) più o
meno persistenti o definitivi a lungo termine , più o meno attuali o
prevedibili.
Le tipologie di
vegetazione utili all’habitat della beccaccia sono ben note ai
cacciatori: i rilievi dello studio INFS a Castelporziano sembrano
ben definire un terreno “ideale” caratterizzato da querceti e boschi
misti di latifoglie ,con ridotte aree a “pineta” (14%),macchia
mediterranea,macchia propriamente costiera a dune mobili, e poi zone
a pascolo (prati), ed aree agricole per foraggio e cereali .
Comunque lo studio di Aradis e al. (INFS) evidenzia anche come poi
le beccacce in questa area ,con importanti aree molto ristrette,si
muovono variabilmente per le attività notturne e diurne
(individualizzazione). Tutto ciò conferma la definizione che la
beccaccia è uccello estremamente “opportunista” ed in tal senso
“intelligentemente” capace di adattarsi.
Alcune
osservazioni “empiriche” e personali mi sono d’obbligo.
In Turchia
sulla zona costiera del Mar Nero ,anche limitrofa a paludi e
laghi,le “soste” più o meno temporanee di “calata” da gelo (2-3 gg)
preferiscono macchie e cespugliati del tipo “a dune mobili” , ed
anche boschetti di tamerici molto lineari e localizzati lungo costa
dietro le spiagge . I boschetti più interni anche molto piccoli
hanno caratteristiche con querce e latifoglie, con bosco ricco di
arbusti,roveti,intrichi d’edera,grandi chiazze di felci e spesso
hanno limitrofe piccole risaie e campi arati da poco.Alcuni boschi
più grandi , anche con piante secolari richiamano le beccacce subito
all’inizio ( prime 2-3 ore) di nevicate che si preannunciano
persistenti: ho personalmente assistito ad uno di questi fenomeni
con le beccacce che scendevano –in pieno giorno- da ogni dove come
proprio a rifugiarsi nel bosco “grande”.
Abbiamo già
accennato in precedenza all’attrattiva delle aree coltivate a cavoli
(grandi estensioni) che mantengono un terreno farinoso , specie alla
base ed intorno ad ogni cavolo,anche nei giorni di grandi gelate .


Anche di giorno
le beccacce non si allontanano dalle zone così coltivate e rimangono
nei frattoni dei canali e nei boschetti proprio al lato dei campi.In
molte occasioni specie in campi con grandi cavoli che si toccano tra
loro , diversamente che non nell’immagine qui riportata,rimangono
anche durante il giorno per ripararsi dal freddo sotto le grandi
foglie che di fatto possono costituire una tettoia estesa ad
un’altezza di 40cm dal suolo (foto a dx).
Altro effetto
“agricolo” è legato a piantagioni costiere –molto estese- di
noccioli

dove l’humus
del terreno ( qui da noi in Italia ben conosciuto anche per
impiantare tartufaie ) ricco di vermi , richiama i voli serotini
delle beccacce che partono anche da grande distanza dalle colline ed
alture sovrastanti.
In Grecia sui
monti che costituiscono la prima barriera dopo l’attraversamento
delle pianure turche prima del fiume Evros , molto spesso –specie
anche se è freddo- le beccacce scelgono cespugliati alti ,specie di
ginepro, sulle creste montane dove ci sono esposte al sole ginepraie
alternate a pietraie che meglio riflettono e mantengono il calore
del sole ; ciò vale anche per stradoni sassosi con fratte e
cespugliati in mezzo al bosco .

In Iran gli
spostamenti giornalieri da zone a risaie e colline boschive con
grande biodiversità sono imprevedibili :aspetto dominante è la
presenza di beccacce raggruppate ( anche 4-5 ) in roveti
impenetrabili , specie nel sottobosco,dove si rifugiano per via
della grande quantità di sciacalli .


In Irlanda e
Scozia è nota la “solidità” difensiva dei grandi boschi di conifere
impenetrabili per la caccia anche quella in battuta , e dove
comunque nei territori 

alternati ai
grandi boschi domina la biodiversità boschiva e di fratta e di
marcita , preferita dalla beccaccia .
In Russia 
nelle zone di
nidificazione , la dispersione delle beccacce in grandi boschi di
conifere e di betulle con sottobosco estremamente vario alternato a
radure a prato o con felci , è l’aspetto dominante . La gran
quantità di foglie accumulate,aghi di conifere,rami e tronchi caduti
per il vento e la neve permottono la costituzione di un humus ideale
per la vita della micro-fauna sotterranea : basta pestare con un
piede un qualche tronco marcito per rendersi conto di quanti
insetti,larve,vermi vivono e prosperano in quel micro-habitat . Qui
più facilmente il rifornimento alimentare delle beccacce in cova
avviene al massimo , ed anche i pulcini che già nei primissimi
giorni sono chiamati ad autoalimentarsi,possono trovare cibo animale
.
La “croule” è
più consistente ai limiti delle abetaie secolari dove il bosco via
via trova dominanti le betulle .



Ho voluto
ricordare queste osservazioni personali proprio per rimarcare la
“bio-plasticità” opportunista della beccaccia nell’ambiente
vegetativo che per lei –oltre ad essere elemento di difesa – è
sempre indicativo delle condizioni proprie del terreno , della terra
dove può trovare i vermi :poi sicuramente per la scelta del terreno
da “pappa” giocano altri fattori oltre quelli visivi e di memoria ,
quali le muffe,le fungaie marcite,il livello di marcita delle
foglie,gli escrementi da pastorizia e da pascolo bovino-equino brado
e da ungulati, il tutto collegato anche alle capacità olfattive .
Nei nostri
terreni di sosta migratoria è da più parti segnalato il cambiamento
ambientale derivato dalle mutevoli attività dell’uomo che incide
negativamente sugli habitat preferiti dalla beccaccia anche durante
il viaggio di migrazione .
Ciò si aggiunge
–anche da noi- ai cambiamenti climatici che alterano la biodiversità
vegetale nelle sue varie fasi evolutive stagionali e non .

E’ indubbio che
questi fenomeni sono talmente grandi ed inarrestabili che riesce
difficile pensare di poterli contrastare , ed appena forse si può
pensare di cercare di prevenirli.
Inserito nelle
argomentazioni relative all’habitat , bisogna anche considerare il
problema dei predatori , uomo incluso .

Le scelte di
territorio di svernamento ed anche di sosta migratoria sono
influenzate dalla valutazione che la beccaccia di certo fa per
prevenire i rischi da predatori che intuisce o sa che possono essere
presenti in quell’ambiente.
Questa
valutazione tiene conto della vegetazione come elemento di difesa e
fuga , e di certo è più insito nella memoria genetica dell’uccello ,
mentre altra valenza ha la memoria (adulti) più moderna relativa a
territori che sa essere frequentati da cacciatori.
Uscire o non
uscire dal bosco per recarsi nei luoghi di pastura notturna dipende
anche da queste valutazioni . E’ stato anche ipotizzato (Aradis A. e
al.INFS) che il ritrovamento di piccoli gruppi di beccacce insieme
in pastura,sia anche un comportamento di difesa di gruppo.
In zona di
consolidato svernamento lo studio di Duriez e al. (2003) ha
evidenziato una mortalità da predazione al di sotto del 20% e molto
simile quantitativamente a quella da “caccia”: sarebbe equivalente
per giovani ed adulti quella da predatori naturali , ed invece molto
più alta per i giovani quella da “caccia” (inesperienza di
difesa).Nello studio di Duriez la predazione accertata era dovuta
principalmente alle volpi,e poi gatti e mustelidi nelle zone aperte
(pasture) e molto meno nel bosco.



Più difficile
quantificare la predazione aviaria sia diurna
(falchi,poiane,cornacchie) sia notturna (barbagianni,gufi) comunque
molto presente in alcune aree di svernamento specie nei territori
vicini a zone palustri (Turchia,Grecia,Iran).In Iran abbiamo già
detto della presenza di sciacalli,presenti anche in Turchia,Grecia.


Oggi tutt’ora
non quantificato né studiato emerge un altro grave problema legato
all’aumento dei gatti inselvatichiti ed alla presenza in forte
crescita degli ungolati nei boschi .


In particolare
le attività notturne dei cinghiali , specie vicino alle zone umide
con terreno adatto alla beccaccia,può creare un disturbo permanente
tale da convincere la beccaccia a scegliere un altro posto : questo
nuovo fenomeno può essere così molto disturbante proprio nelle zone
di sosta migratoria che solo da pochi anni sono “infestate” da
cinghiali. Occorre poi considerare anche la competitività alimentare
dato che il 10% dell’alimentazione dei cinghiali è costituito da
vermi.Il disturbo e vera predazione da cinghiali è segnalato anche
nel Draft 2006-2009 Piano della Unione Europea (vedi).
Il monitoraggio
degli ambienti utili alla sosta della beccaccia andrebbe perseguito
più concretamente , anche per questi aspetti che sembrano
collaterali ma possono invece essere molto importanti nel “decision
making” (sosta) della beccaccia.
Tornando alla
semplificazione più banale e cioè terreno da “pappa” , la ricerca
ornitologica e biologica ha standardizzato metodi scientifici per
testare il terreno


e quindi
rapportare i risultati alla biologia della beccaccia e sua relativa
presenza in una zona : “qui sì , qui no” per un ristretto pezzo di
prato o di sottobosco , come anche rilevato nello studio INFS di
Castelporziano .
Per quanto
riguarda appunto il “suolo” Duriez O. e al. – Individual
wintering strategies in the Eurasian Woodcock – Proceed. 6° European
Workshop-Wetlands Intern. 2003 – Editor Ferrand Y. 2006 – pag.27
, distinguono 3 tipi di humus : uno
con accumulo di detriti di sterpaglia ( 13%) derivato da un
substrato acido e che contiene pochi vermi , un secondo tipo
caratterizzato come una specie di mensola che contiene molti vermi ,
ed un altro tipo intermedio tra i due . L’humus può cambiare
completamente anche per pezzi a pochissima distanza tra loro ( 10cm
) , ed è quindi difficile da testare .
Duriez O. e al.
hanno usato un metodo standardizzato da Bouclè e Alliaga (1986) e
che consiste nell’estrazione chimica ( 0,4% formalina ) che fa
uscire i vermi in superficie , dopo questa raccolta si setaccia il
terriccio per l’estrazione fisica di altri vermi rimasti sotto.
L’analisi viene fatta su una “toppa” ( 30x30x10 ) e con prelievi
multipli in un’area di 6 mq . Con una specifica metodologia di
prelievo viene mappata l’abbondanza di vermi , in 6 classi di
bio-massa e relative elaborazioni statistiche.
Questo metodo è
stato applicato nell’isola di Vormsi ( Estonia )

dai membri del
Club della Beccaccia (Italia) come riferito da Biancardi
E. – La Regina del bosco - 60,24-25,2008
: l’elaborazione statistica ha
evidenziato differenze significative per la valutazione classificata
della bio-massa e corrispondente presenza di lombrichi in 1 mq , da
un minimo di “0” ad un massimo di “455” per una media su 42 campioni
di 62 mq ed indice (g) di bio-massa 15,55 .
Il metodo pur
semplice nel principio ( “ vedi quanti vermi ci sono in una toppa e
poi calcola quanto valgono come energie di “pappa”) non è poi così
semplice nelle modalità di prelievo ed analisi , e quindi è
abbastanza esclusivo per Ricercatori. Forse varrebbe la pena di
semplificarlo , ed affidare i prelievi su larga scala proprio ai
cacciatori che ben conoscono i luoghi di pastura boschiva ed
extra-boschiva.
Forse si
potrebbe suggerire di impiantare un sistema di monitoraggio su tutto
il territorio nostro peninsulare dove si attuano i “stop-over” delle
beccacce in migrazione. : una raccolta a date fisse effettuata in
vari siti “classici” di transito migratorio potrebbe fornire dati
elaborati su grandi numeri ed utili a concretizzarsi in un vero
monitoraggio multiterritoriale , anche per individuare i vari
cambiamenti ambientali che possono condizionare la sosta e le
frequentazioni delle beccacce. Tutto ciò da interpretare sempre nei
termini “ qui c’è “pappa” e qui mi fermo un po’ od un po’ di più ;
qui non c’è ed allora vado via “.
Il prelievo dei
vermi potrebbe anche integrarsi con un altro tipo di “ricerca” –che
non ci risulta molto sviluppata in campo ornitologico- finalizzata
alla identificazione dei parassiti , prevalentemente “alimentari”,
e loro ciclo vitale che si trasmettono dai vermi alla beccaccia nei
vari luoghi di origine e/o transito.
Questo metodo è
ritenuto anche valido per localizzare –con buona approssimazione- il
territorio di origine dell’uccello migratore , data la peculiarità
territoriale di alcuni tipi e/o ceppi di parassiti.
Il metodo è
stato ed è utilizzato nello studio della migrazione del Gruccione
Europeo (Merops Apiaster) e l’Autore Francisco Valera Hernandez
(Spagna) -
http://www.eeza.csic.es/eeza/personales/pvalera.aspx-
con comunicazione personale (2008)
mi ha dato accesso a 15 lavori scientifici ,recenti e specifici,
circa la parassitologia della beccaccia .
Esiste un
esemplare (cestode ) etichettato come “ Aploparaksis sinensis”
parassita tipico della beccaccia (Scolopax Rusticola) conservato al
Museo di Zoologia di Copenaghen ed al Museo di Storia Naturale di
Ginevra .
I cestodi (tra
questi anche l’echinococco) hanno un loro ciclo vitale attraverso
ospiti , dove si collocano spesso attaccandosi all’intestino con
degli “uncini”.
Esistono anche
altri tipi di parassiti infestanti la beccaccia e che avrebbero
anche potenzialità d’infestazione per l’uomo ( Nota: ricordarsi la
cottura degli intestini per la preparazione dei “crostini” e non
secondo la ricetta toscana del “merdocchio” – non cotti ).
Tra i vari
lavori c’è anche una vecchia pubblicazione Italiana (Sombrero
L. e al.-Nuove osservazioni faunistiche e biologiche sulle zecche
d’Abruzzo – Parassitologia 18,109-118,1976 )
dove si identificano 9 tipi di
parassiti trasmessi dalle zecche con ospiti alcuni mammiferi
selvatici ed uccelli tra i quali la beccaccia . 


Attualmente la
maggior parte degli studi in questo campo sono condotti da
Ricercatori dell’Università di Vilnius in Lituania e riguardano
anche l’area Russa nordica .

L’elenco
completo di bibliografia sui parassiti nella beccaccia , oltre che
dal Web, si ricava da Bondarenko S. e al.- Aploraksis
kornyshini n.sp.(Cestosa:Hymenolepididae) a parasite of the woodcock
(Scolopax Rusticola) and its life-cycle – Systematic Parasitology
63,1,45-52,2006
esempi di
Himenolepididae
parte del
ciclo nell’intestino di vermi
Questi studi
rilevano la presenza dei metacestodi localizzabili tipicamente nel
tessuto “clorogogenous “ dell’intestino di alcuni lombrichi .
Inoltre è segnalato che nella beccaccia una parte dell’alimentazione
vegetale (semi di timo e mirtillo) avrebbe una funzione
disinfestante antiparassitaria .
Altri lavori ,
in Repubblica Ceca, evidenziano la presenza di Cryptosporidium nella
beccaccia ed in altri mammiferi inclusi cavallo,cervi,conigli .


Un lavoro molto
esaustivo per tordi,storni e beccaccia è quello di Louc
E. e al. – Estimation of distribution parameters of some avian
parasites – Wiad Parazytol 43,2,185-193,1997 .
Per obbiettivi
completamente diversi , anche per metodologia di accertamento sui
lombrichi,è da segnalare lo studio di Kalas A. e al.-Radiocensium
from the Chernobil
Reactor in Eurasian Woodcock and Earthworms in Norway – The Journal
of Wildlife Management 58,1,141-147,1994
dove si evidenzia il graduale
decremento della presenza di cesio radioattivo nei tessuti animali (
vermi e beccacce ) nel periodo 1986-1990 .
Model for the vertical migration of 137Cs in the soil
profile
http://www.environmental-studies.de/Radioecology/Radiocesium/Cs_E7/Cs_E8/rad_05-7.jpg
Uno studio affine è
stato pubblicato in Italia : Spanò S. e
Borgo E.-Age-ratios,radio-activity and foods in Eurasian Woodcock in
Italy –Proceed.8°American Woodcock Symposium
–U:S:Dept.Inter.,Biol.Rep. 16,126-130,1993.
Questa breve su-esposta rassegna di studi sui lombrichi rapportati
alla beccaccia sembra evidenziare una certa potenzialità –ancora
inesplorata- di ricerca sui prelievi a terra nei luoghi di pastura
delle beccacce .
Con
questa ultima parte di “ rassegna” della letteratura scientifica -
rassegna scientifica che potremmo forse definire ambiziosamente
,secondo la moda attuale nella letteratura specie medica, “evidence
based review “ - abbiamo cercato di rimarcare gli altri due aspetti
fondamentali per il monitoraggio dei territori di sosta temporanea
durante la migrazione :
-
l’habitat , in particolare quello caratterizzato da
biodiversità vegetativa ;
-
la presenza
quantitativa dei vermi nei terreni frequentati in bosco ed in prato
di pastura.
Le
beccacce hanno i loro quartieri di residenza stagionale e di
transito migratorio in aree boschive e corrispondenti aree di
pastura dove possono trovare buone sorgenti alimentari , dimostrando
quindi un’adattabilità “a mosaico” dove trovare vermi e difesa dai
predatori (Draft Piano 2006-2009 – Unione Europea )
. Per quanto riguarda le foreste a monocultura di conifere , queste
non favorirebbero il mantenimento di una buona condizione di humus
(vermi) creandosi un’acidificazione del terreno (macerazione degli
aghi) . Queste affermazioni contraddicono la realtà di molti luoghi
di nidificazione e di transito –specie all’inizio della migrazione-
dove invece è elevata la frequentazione di boschi di conifere dove
comunque sia presente un sottobosco con biodiversità.
Segnaliamo infine un recentissimo e qualificato lavoro , già
precedentemente citato, utile all’aggiornata comprensione del
problema generale delle migrazioni :
Ramenofsky M. e Wingfield J.C. – Regulation of
Migration – BioScience 57,2,135-143,2007 –www.biosciencemag.org

Ci
sembra d’obbligo a questo punto riferire del piano dell’Unione
Europea 2006-2009 completamente finalizzato alla salvaguardia della
beccaccia in Europa .estraendone gli elementi più importanti da
considerare anche per le implicazioni venatorie